Albero: Vota il Monumento della Natura


Gli alberi crescono silenziosamente intorno a noi e ci regalano ogni giorno salubrità ed emozioni. Siamo abituati a valorizzare i monumenti cittadini costruiti dall’uomo, ma, oltre a questi, nelle nostre città ci sono dei veri e propri  monumenti “costruiti” dalla natura che vanno valorizzati allo stesso modo: per la loro storia, la bellezza, il significativo inserimento nei luoghi e nel paesaggio urbano.

L’Assessorato al Verde Pubblico del Comune di Padova ha realizzato un’interessante iniziativa volta alla valorizzazione dell’albero; nel sito de Il Mattino di Padova sono visibili venti bellissimi esemplari di alberi di Padova che meritano di essere protetti e rispettati.
I dieci alberi più votati riceveranno il titolo di “monumenti naturali”.
Vi invitiamo quindi a votare questi “testimonial” esprimendo una preferenza nell’apposito modulo, contribuiremo così a farli conoscere e rispettare.

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Biofilia: l’arte di “giardinare” il mondo


La Biofilia (=amore per la vita) è l’innata tendenza a concentrare l’attenzione sulle forme di vita e su tutto ciò che la ricorda, e in alcuni casi ad affiliarvisi emotivamente (Wilson, 2002).  Secondo Edward O. Wilson l’attenzione, cioè la capacità di lasciarsi affascinare dagli stimoli naturali, assieme all’empatia, cioè la capacità di affiliarsi emotivamente alle diverse forme di vita, o più precisamente di partecipare in maniera differenziata alla loro condizione, sono le due principali facoltà mentali che caratterizzano l’istinto umano di amore e cura per la Natura. La nostra ricerca si è focalizzata in particolare sul fenomeno della fascinazione, della partecipazione differenziata e della consapevolezza ecologica.

 1.  La fascinazione è un tipo di attenzione che non richiede alcuno sforzo da parte nostra e che è resistente alla fatica [Kaplan, 1995]. La fascinazione può derivare dallo stare in presenza di animali o di piante. L’esposizione ad ambienti affascinanti consente all’attenzione diretta di riposare e di rigenerarsi dopo uno stato di affaticamento mentale.

 2.  La partecipazione differenziata (o empatia asimmetrica) è la particolare capacità di sentire, comprendere e condividere le “espressioni emotive” di animali, di piante e di particolari luoghi naturali.

 3.  La consapevolezza ecologica riguarda la possibilità di offrire stimoli adeguati alla fascinazione e alla partecipazione differenziata (Kaplan, 2001; Kabat Zinn, 2005) per sviluppare una solida biofilia per il mondo naturale, e che questa a sua volta rappresenti la base dove possa fiorire un’autentica intelligenza naturalistica, ovvero, secondo la Multiple Intelligences Theory, l’ottava manifestazione di intelligenza, definita come l’abilità di entrare in connessione profonda con gli esseri viventi e di apprezzare l’effetto che questa relazione ha su di noi e sull’ambiente stesso (Gardner, 1999).

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Addio Wangari Maathai, la prima donna africana a ricevere il nobel per la Pace


Wangari Maathai, morta all’eta’ di 71 anni, e’ stata la prima donna africana a ricevere il Nobel per la pace per la sua lotta contro la deforestazione. Il suo impegno ambientalista e’ stato storico: nota soprattutto la sua attivita’ alla testa del movimento ‘Green Belt’ (cintura verde) che ha piantato oltre 30 milioni di alberi lungo il continente africano contro la desertificazione. Era nata a Nyeri, in Kenia, nel 1940.

Wangari Maathai e’ morta in ospedale, dove era ricoverata per sottoporsi a un trattamento contro il cancro. I media kenyani hanno riportato la notizia, senza fornire altri dettagli. Il movimento Green belt l’ha poi confermata sul suo sito internet: ”E’ con immensa tristezza che la famiglia di Wangari Maathai annuncia la sua morte, avvenuta il 25 settembre dopo una lunga e coraggiosa battaglia contro il cancro”.

Laureata in scienze biologiche ottenne la cattedra di veterinaria all’universita’ di Nairobi: prima donna keniota a raggiungere un incarico cosi’ prestigioso. Nello stesso anno comincio’ a lavorare al Consiglio nazionale delle donne del Kenia e dal 1981 al 1987 ne fu la presidentessa. Attraverso il Consiglio diffuse l’idea di piantare alberi e l’anno dopo tenne a battesimo proprio il ‘Green Belt Movement’, un’organizzazione per la salvaguardia dell’ambiente e il miglioramento della qualita’ della vita delle donne. La crescita del Green Belt Movement fu rapidissima: alla fine degli anni Ottanta erano coinvolte tremila donne.

Dal 1986 le iniziative del movimento furono adottate in altri paesi africani: Tanzania, Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia e Zimbawe. Gli obiettivi principali sono la salvaguardia della biodiversita’ e la creazione posti di lavoro con un occhio particolare alla leadership della figura femminile nelle aree rurali. Negli ultimi 20 anni molti degli obiettivi del Green Belt e di Wangari sono stati raggiunti. In Africa e’ aumentata la consapevolezza della problematica ambientale e sono stati creati migliaia di posti di lavoro.

Alla fine del 1993 le donne del movimento avevano piantato piu’ di 20 milioni di alberi e molte erano diventate ”guardaboschi senza diploma”. Negli anni la Maathai ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, inclusi il premio ‘Global 500’ del programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, il ‘Goldman Enviromental Award’, il premio ‘Africa per i Leader’ e il premio per ‘Una Societa’ Migliore’. Negli ultimi anni il lavoro di Wangari si e’ focalizzato sulla situazione dei diritti umani in Kenya. Per il suo impegno per un Kenya multietnico e democratico, e’ stata diffamata, perseguita, arrestata e picchiata.

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Cambogia: arrestate Avatar!


Circa 300 abitanti del villaggio si sono riuniti per pregare in un santuario buddista, lungo il fiume a Phnom Penh, al di fuori del Palazzo Reale. Molti di loro si erano dipinti il volto per rappresentare una versione cambogiana del film “Avatar”, racconta la battaglia per salvare la foresta dallo sfruttamento commerciale. Gli abitanti dei villaggi si sono riuniti nella capitale per informare quello che accade nelle aree rurali, dove ampi tratti di foresta vengono ceduti a imprese cambogiane ed estere.
Il Centro cambogiano per i diritti umani, una associazione locale, ha pubblicato un rapporto che mostra come almeno il cinque per cento dei terreni di tutto il paese negli ultimi quattro anni è stato conteso tra locali e imprese, e stima che 47.000 famiglie siano a rischio.
Una zona tra le più minacciate  è la foresta di Prey Lang, la più vasta della regione. Larghi tratti di questa foresta non sono protetti e di recente sono stati assegnati a piantagioni di gomma.
Oltre 100 abitanti del villaggio sono stati arrestati per dalle autorità di cambogiane per aver distribuito volantini sugli impatti delle concessioni. La polizia ha affermato che la distribuzione dei volantini avrebbe “disturbato l’ordine sociale”.
Tre associazioni cambogiane, il Centro cambogiano per i Diritti Umani (CCDU), il Community Legal Education Center (CLEC) e la Lega cambogiana per la Promozione e Difesa dei Diritti Umani (LICADHO) hanno rilasciato un comunicato stampa di protesta contro l’arresto degli abitanti dei villaggi.
Il governo cambogiano ha rilasciato all’impresa produttrice di gomma una concessione su oltre 6.000 ettari della foresta di Prey Lang. La foresta di Prey Lang si estende su 200.000 ettari, tra il Mekong e Stung Sen. Quasi metà della foresta è ancora intatta, un’incredibile rarità nel Sud-est asiatico. Tigri, elefanti asiatici, banteng, gaur, e orsi neri asiatici sono tutti ancora presenti a Prey Lang. In tutto, vi vivono tra 26 e 50 specie di mammiferi, uccelli o rettili in via di estinzione. Ma le autorità provinciali hanno ribattezzato Land Prey ‘foresta noiosa’.

Fonte:  Salva le Foreste

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Le foreste artificiali per combattere l’effetto serra

Assorbono anidride carbonica, molto più di quanto faccia un albero. Sono le foreste artificiali, un’efficace risposta al problema dell’effetto serra.
La natura insegna, l’uomo imita. Sono stati ideate così le foreste artificiali, meccanismi in grado di assorbire la CO2 dall’aria come fa un albero, ma all’ennesima potenza se pensate che la quantità assorbita dalle foglie in un anno, viene risucchiata da un albero artificiale in un giorno.
Gli alberi artificiali sono studiati dalla Columbia University e prodotti a livello di prototipo dalla Global Research Technologies di Tucson in Arizona e vengono ritenuti dall’Associazione degli ingegneri britannici un’ottima via da percorrere nell’arginare il problema del clima.Ma come sono fatti e come lavorano queste foreste artificiali? Sono pannelli grandi fino a dieci metri quadri, che contengono idrossido di sodio. Quando la sostanza entra in contatto con l’anidride carbonica, scatta una reazione chimica che cancella il gas serra e produce carbonato di sodio. Resta da mettere a punto la questione smaltimento dei prodotti di reazione: l’idea di seppellirli a grandi profondità fino è in stand-by a causa di costi e difficoltà tecniche.

Riusciranno le foreste artificiali ad agire contro l’effetto serra? Voi cosa ne pensate?

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