Moria delle api: tra le cause, gli insetticidi neonicotinoidi e il riscaldamento globale


“Se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita.” – Albert Einstein.

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Un'ape in stato di paralisi rischia la propria sopravvivenza

Oggi, la morte delle api è divenuto un fatto reale e preoccupante, non solo per questo insetto ma anche per l’uomo. Tra le possibili cause, gli studiosi hanno individuato l’uso d’insetticidi neonicotinoidi nelle piante di mais e il riscaldamento globale.

Per quanto riguarda la prima causa, occorre fare riferimento agli esperimenti del professor Vincenzo Girolami, Ordinario di Entomologia Agraria all’Università di Padova, il quale ha analizzato gli effetti che la guttazione delle piantine di mais conciato con insetticidi neonicotinoidi ha sulle api. Riportiamo qui i frammenti di un’intervista a lui fatta di recente.
“Stavo studiando le possibili contaminazioni ambientali derivanti da polveri di concianti in fase di semina con seminatrici pneumatiche (…). La concomitanza tra semine del mais e gli spopolamenti degli alveari osservate dagli apicoltori, mi spingeva alla ricerca di rugiada contaminata per aver disciolto quelle polveri. In un campo ho notato delle gocce di acqua in punta alle piante di mais nonostante non ci fosse rugiada sul terreno. Era un fenomeno nuovo per un entomologo; allora ho chiesto ai miei colleghi agronomi, che mi hanno detto che è cosa nota la capacità delle graminacee di emettere per guttazione anche notevoli quantità di acqua”.
Il collegamento tra la guttazione e le api è stato il passo successivo. “Al momento della semina del mais le api hanno bisogno di molta acqua per accudire l’abbondate covata e quindi raccolgono acqua pura soprattutto quando non riescono a raccogliere abbastanza nettare. Le goccioline sulla punta delle foglie di mais sono per loro una fonte ideale. Sapevo che le piante erano nate da semi conciati con insetticidi neonicotinoidi e volevo provare l’effetto di quelle gocce sulle api. Così ho messo alcune piantine in un vaso e le ho portate in laboratorio: anche al riparo dalla rugiada continuavano a guttare quindi ero sicuro che le gocce provenivano dalle piante. Ho catturato un’ape con il retino per farfalle e l’ho messa in una gabbietta, poi con un contagocce ho prelevato alcune goccioline dalle piantine di mais e l’ho dato da bere all’ape. Dopo meno di due minuti era morta! Ho pensato che forse l’ape stava già poco bene o aveva perso il pungiglione mentre la catturavo, così ho ripetuto la prova con altre api ma il risultato non è cambiato. Dato importante è che, con le analisi di laboratorio, ora si sa che la concentrazione di insetticida in quelle gocce può arrivare a valori uguali a quelli delle miscele distribuite nei frutteti e nei campi per la difesa dagli afidi e dagli insetti defogliatori.”
I principi attivi su cui il professor Girolami ha lavorato sono tutti i neonicotinoidi usati nella concia: Imidacloprid, Thiametoxan e Clothianidin e tutti hanno effetti letali abbastanza rapidi. Imidacloprid, in verità, agisce a dosi più alte mentre Clothianidin appare molto più tossico per le api.

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Un'ape trovata morta

Una seconda ipotesi sulla moria delle api deriva da uno studio dell’Università di Milano, che rivelerebbe che tra le cause della moria ci sarebbe anche il riscaldamento globale.
I risultati mostrerebbero che, a seguito dell’allungamento della stagione attiva di circa un mese gli insetti sarebbero maggiormente stressati, il che inciderebbe sulla mortalità delle api. Inoltre, a seguito dei caldi precoci, il ciclo di covata verrebbe alterato e porterebbe le api ad una maggiore predisposizione nei confronti della varroa, il maggior parassita delle api.

Fortunatamente, nell’ultimo anno sono stati riscontrati dei dati positivi. Infatti, in alcune zone, la popolazione delle api sembra essere aumentata. Considerando il riscaldamento globale come cause della moria delle api, il miglioramento della situazione potrebbe essere spiegato con le particolari condizioni climatiche dell’ultimo periodo, caratterizzate da piogge intense e frequenti che potrebbero aver inciso sulla raccolta del polline, riducendo lo stress e quindi le morti delle api. In California, invece, l’incremento di popolazione delle api è stata spiegata con una maggiore differenziazione colturale. Infatti, a seguito della crisi economica che ha colpito la coltivazione del mandorlo, si sarebbero utilizzate altre specie, favorendo una dieta più varia per le api. Secondo queste ipotesi tutt’altro che accertate, la dieta monotona indotta dalla specializzazione colturale della zona avrebbe portato a un indebolimento del sistema immunitario degli insetti.

Fonti: ecoblog.it, laculturadelcibo.it

Ci troviamo, quindi, di fronte a studi diversi sul fenomeno, che insieme evidenziano una certa complessità di fattori, che tuttavia non per questo devono essere ritenuti contrastanti tra loro. È sicuramente difficile farsi un’idea precisa e oggettiva della situazione, forse perché il problema non si riduce a un’unica causa.

P. Brisotto

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One thought on “Moria delle api: tra le cause, gli insetticidi neonicotinoidi e il riscaldamento globale

  1. valcucine scrive:

    Grazie dell’informazione, di che insetto si tratta?

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