Un equilibrio tra taglio e piantumazione: ipotesi o realtà?


La distruzione della foresta primaria: il polmone del nostro pianeta

La distruzione della foresta primaria: il polmone del nostro pianeta

La foresta primaria è un bene assoluto per l’umanità, un ecosistema che ha impiegato milioni di anni per poterci regalare un’immensa biodiversità vegetale e animale e una volta distrutta non può più essere ricostituita. L’industria del legname, penetrando nella foresta, devasta aree immense, distrugge specie animali e vegetali e le risorse culturali, nutritive e medicinali da cui dipendono le popolazioni indigene. La foresta è a rischio anche a causa degli incendi che preparano il terreno per altre attività altrettanto distruttive come l’allevamento e l’agricoltura, impedendo la crescita di nuovi alberi. È vitale anche per il ciclo delle piogge e per il mantenimento del microclima: il disboscamento contribuisce, infatti, ad accelerare i mutamenti climatici globali della Terra e ad aumentare l’effetto serra.

Poiché la maggior parte del legno che consumiamo proviene direttamente da piantagioni vergini, ogni anno vengono distrutti più di 10 milioni di ettari di foreste. Secondo il programma Forest Watch del World Resource Institute del WWF, circa l’80% delle foreste vergini del pianeta è già stato distrutto e un decimo delle specie arboree mondiali è minacciato dall’estinzione.
Come evidenziato nell’articolo pubblicato da Architettura Sostenibile, il rischio più grande che le foreste corrono, è quello del taglio a raso, un sistema di taglio rapido ed economico che rimuove alberi e sottobosco creando aree che, prive di qualsiasi forma di vita, impiegano dai 100 ai 150 per ritornare foreste. Sembra uno scenario drammatico, e lo è, ma meglio tornare foreste prima o poi, che non ridiventarlo mai più. E’ molto più probabile, infatti, che in seguito alla deforestazione indiscriminata, i suoli che un tempo erano ricoperti dalla foresta, vengano sfruttati ad uso agricolo o, peggio, per lo sviluppo di insediamenti umani ed infrastrutture. Il risultato è che i suoli da fertili diventano sterili, e talvolta desertici.
Sono stati messi a punto nuovi sistemi per segare i tronchi, come quello ideato dall’Università Reale Svedese di Tecnologia, il cosidetto “segaggio stellare”, in grado di ridurre gli sprechi di un terzo e produrre legno più resistente.
Tuttavia, risulta sicuramente più ecosostenibilie e rispettoso dell’ecosistema foresta, la riduzione del consumo del legno, sfruttando invece le caratteristiche intrinseche di questo materiale, come la durabilità. Un’altra delle alternative possibili per un consumo sostenibile è l’acquisto di legno certificato, ovvero proveniente da piantagioni appositamente create o dai boschi europei nei quali sono attivi progetti silvocolturali validi e certificati. Attualmente l’unico marchio in grado di garantire questo presupposto è l’FSC (Forest Stewardship Council). Anche il riciclaggio della materia prima può aiutare a ridurne il consumo: scarti di segherie e tronchi di piccolo diametro, possono essere utilizzati per produrre derivati del legno quali compensati, multistrati, truciolati, pannelli in fibre, pannelli in lana di legno, impiallacciature e legno lamellare che, per quanto possano essere definiti ecosostenibili perché utilizzano scarti di altre lavorazioni, necessitano molto spesso l’incollaggio e l’additivazione con una serie di prodotti talvolta tossici.
Le possibilità sono tante, l’importante è trovare un equilibrio tra taglio e piantumazione.

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