La banca centrale del DNA forestale per la conservazione del patrimonio arboreo


Un giorno il ‘taxus baccata’ delle Azzorre, un albero molto raro e protetto che sopravvive in soli cinque esemplari sull’arcipelago delle isole vulcaniche a 1.500 chilometri dal Portogallo, in pieno Oceano Atlantico, potrebbe scomparire. Tuttavia il suo Dna non andrà perduto. Infatti, alcuni tessuti del ‘taxus baccata’, liofilizzati e archiviati in provette, sono già conservati gelosamente nella Banca centrale del Dna Forestale a Cittaducale in provincia di Rieti, e magari vi resteranno per secoli o per millenni. E’ questo uno degli scopi principali della struttura, oltre quello prettamente di studio: non disperdere il patrimonio genetico boschivo, perché questo è il primo archivio mondiale dedicato esclusivamente alle specie boschive.
La banca, al suo secondo anno di attività, ha inventariato fino ad oggi 1.400 campioni di Dna di una sessantina di specie forestali, raccolte non solo in Italia ma in vari paesi del Mediterraneo e si propone di diventare il punto di riferimento a livello mondiale in questo campo specifico in forza di scambi con altri istituti analoghi sparsi nei cinque continenti. Il progetto è ambizioso in quanto intende collezionare tutte le specie forestali europee e mondiali.

Tutte le ricerche e le archiviazioni, da due anni a questa parte, da quando nacque la banca, sono rese possibili da strumenti e macchinari ad altissima tecnologia, microscopi, essiccatori, celle frigo. Apparecchi adatti a preservare il Dna di alberi secolari, addirittura monumentali, come ad esempio quello dei faggi della ‘faggeta vetusta’, la più antica d’Europa in Val Cervara, all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo che si estende su un centinaio di ettari e presenta alberi con età di oltre 500 anni, un bosco di notevole importanza scientifica poiché il faggio vive mediamente non piu’ di 250 anni.
“La particolarità della banca consiste nella vasto campionario di biodiversità che viene raccolto – spiega all’ADNKRONOS Marco Simeone – ogni specie viene collezionata in tanti esemplari diversi, da 50 ai 100, laddove in tante altre banche dati se ne prelevano e conservano due, tre. In sostanza e’ come se il Dna della specie umana non venisse rappresentato da tanti individui diversi, ma solo da pochi, naturalmente più tipologie prendiamo in esame più e’ ampio e rappresentativo il campione, lo stesso per le piante”. La biodiversità vegetale comunque è “molto importante perché senza le piante gli animali non possono vivere, viceversa non avviene” spiega Silvano Landi. L’impostazione della banca è centrata sulla conservazione dei materiali e delle informazioni relative non ai singoli individui ma ad intere popolazioni rappresentative di un territorio ecologicamente omogeneo. Ma i campioni più numerosi della banca centrale del Dna Forestale riguardano le querce, tra queste c’e’ anche una specie protetta che è un ibrido naturale ovvero il risultato di un incrocio tra due individui appartenenti a specie diverse “ne abbiamo oltre 100 campioni racconta Simeone – che provengono da ogni parte d’Italia, dal Trentino alla Sicilia”.

Sotto la lente dei ricercatori ci sono tutti quegli alberi che, soprattutto in alcune zone dell’Italia meridionale rivestono una grande importanza da un punto di vista scientifico, in quanto durante l’ultima glaciazione hanno potuto trovare siti specifici e ancora per lo più sconosciuti, condizioni ecologiche ottimali per la loro conservazione.
L’archivio del Dna Forestale prevede la raccolta e la conservazione del patrimonio genetico delle specie arboree presenti in una o più regioni, integrata con informazioni di tipo biologico, ecologico e molecolare e la messa a disposizione della comunità scientifica internazionale di dati e aliquote del materiale. In particolare, ogni campione è corredato da un codice numerico identificativo sia del Dna (in termine tecnico liofilizzato tissutale) sia del campione di erbario opportunamente realizzato per costituire una testimonianza tangibile delle caratteristiche morfologiche dell’individuo raccolto. Al codice numerico corrispondono su un database una serie di informazioni, una sorta di carta di identità del vegetale, in quanto esiste “un diritto alla identità delle piante” spiega ancora Landi. Le informazioni di ogni pianta riguardano la specie (nomenclatura scientifica), provenienza (regione, provincia e località di raccolta), descrizione del popolamento, descrizione della stazione (esposizione, regime termico, ecc), coordinate Gps, caratteristiche dendrometriche (volume dei fusti, biomassa legnosa, ecc), foto, data di raccolta e riferimenti identificativi di chi ha raccolto il campione. I dati vengono inseriti in un sistema informatico, a disposizione anche di altri istituti di ricerca e di altre banche del Dna, ed entro marzo sarà’ aperto un sito Internet con alcune informazioni disponibili a chiunque. La Banca centrale del Dna assume un’importanza particolare quest’anno, il 2010, l’anno della biodiversità, né va trascurato il suo ruolo di sentinella, per segnalare specie a rischio di estinzione.

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