Vivere su un’isola di plastica: sviluppo sostenibile o pura follia?



Reishee Sowa di Puerto Aventuras, Mexico, apparentemente si è costruito un’isola utilizzando bottiglie di plastica vuote, un’enorme quantità a dire il vero, circa 300 mila, oltre a parti avanzate da vecchie costruzioni e foglie di mangrovia; anche se non si tratta di un’isola nel senso convenzionale del termine, quanto di un “eco space-creating ship”, ovvero uno spazio ecosostenibile.
Certo l’idea può sembrare un po’ eccentrica e non molto pratica per la vita di tutti i giorni, in particolare se applicata su scala globale; ma indubbiamente ne va ammirato lo spirito di iniziativa e l’innovazione.
L’esempio di Reishee Sowa ci ricorda la storia di Robinson Crusoe, il protagonista del romanzo di Daniel Defoe pubblicato nel 1719, che finisce in un’isola deserta, unico sopravvissuto. Dopo un momento di smarrimento, Crusoe esplora l’isola, la colonizza e vi rimane per ventisette anni, solo, senza compagnia, ma adattandosi con facilità alla nuova vita, in sintonia con la natura. Allo stesso modo, anche se in questo caso volontariamente, Reishee Sowa ha lasciato il proprio lavoro, la famiglia e tutto ciò che possedeva, realizzando qualcosa di incredibile e dimostrando la propria passione per un mondo migliore, più pulito, un mondo sostenibile. “Siamo alle prese con una popolazione mondiale in aumento e le risorse si stanno esaurendo; forse costruire un’isola è la risposta.
Quest’isola è un esempio di qualcosa che potrebbe essere fatto a livello mondiale. Una persona potrebbe essere completamente autosufficiente con un’isola così, in cui tutto è il più naturale possibile”, afferma Sowa.
Ma quanto ci ha impiegato esattamente nel realizzare l’impresa? Dal 1998 al 2005 Reishee Sowa ha costruito e vissuto nella prima Spiral Island, così l’ha chiamata, che ha galleggiato su oltre 300 mila bottiglie vuote, prima di essere distrutta dall’uragano Emily nel 2005. Dopodiché Sowa ha costruito una nuova isola, migliore della precedente nell’isola Mujeres in Messico, in una laguna che offre il riparo necessario dalle perturbazioni più violente. Le manutenzioni e i miglioramenti all’isola continuano ogni giorno e sarà sempre un progetto ecosostenibile in progress.

Pensandoci bene l’idea di un’isola di plastica può sembrare una soluzione irreale per i problemi legati all’impatto ambientale; ma lo spirito che sta dietro a questa idea è assolutamente positivo e può rappresentare un esempio, seppure estremo, di come sia possibile effettuare un cambiamento a favore dell’ambiente, anche se apparentemente impossibile. E pensiamo anche al fatto che un uomo è riuscito da solo a realizzare il proprio paradiso riutilizzando un elemento di scarto, un rifiuto inquinante come appunto le bottiglie di plastica. Il concetto di riutilizzo costituisce sicuramente una soluzione importante al consumo eccessivo e al problema dello smaltimento dei rifiuti.
Voi cosa ne pensate? Costruireste un’isola di questo tipo per viverci tutta la vita? Che altre soluzione ecosostenibili si potrebbero realizzare, senza magari isolarsi da tutto e tutti come ha fatto Reishee Sowa?

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