News! Operazione Got Owaga

L’Operazione Got Owaga è un’iniziativa privata di riforestazione situata a circa 70 chilometri da Kisumu City, alla testa del Golfo di Winam del lago Victoria.  Il progetto è stato lanciato da poco, in seguito alla consegna del premio Honoris Causa del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” al professor Richard Samson Odingo dell’Università di Nairobi, Kenya.  Il premio Honoris Causa consiste in una targa ricordo e una piccola somma donata dall’organizzazione Bioforest, di Treviso, Italia, per finanziare un modesto progetto di riforestazione in Kenia.  In onore del premio, prof. Odingo ha individuato un ettaro di terreno a Koru-Fort Ternan per cominciare il progetto.  Questa relazione è la prima comunicazione officiale per quanto concerne l’Operazione Got Owaga.   Ora possiamo dire che sono arrivate le piogge, e le previsioni sono per una continuazione nei prossimi due mesi.

Informazione sul clima

Gli ultimi due anni in Kenia sono stati tra i più secchi mai registrati; una notizia scoraggiante per la piantumazione di alberi.  Ciononostante, verso la fine dello scorso anno le condizioni erano migliorate con il ritorno delle piogge, anche se, fino a qualche settimana fa, erano intermittenti.   Ora possiamo dire che sono arrivate le piogge e che nella stagione ci sarà più, e copiose, piogge sul luogo della riforestazione.  In condizioni normali il sito dell’Operazione Got Owaga gode di buona, sebbene intermittente, pioggia, ma le condizioni del suolo ora sono perfette per piantare gli alberi.  Abbiamo reagito con l’inizio della preparazione del terreno tra gennaio e febbraio 2010, realizzando la maggior parte della piantagione in marzo.

Recinzione della zona

Dopo aver individuato il terreno per il progetto, il lavoro più urgente è stato quello di recintare il luogo per evitare la distruzione delle nuove piantine da parte delle mucche e le capre che frequentano la zona in numero notevole.  La verità è che i terreni non recintati sono sempre presi di mira dai vicini proprietari di mucche e capre, che li considerano aree libere per il pascolo.  Una volta recintato il sito, avevamo un po’ di privacy per svolgere il nostro lavoro.

Sicurezza per la zona

Per evitare l’introduzione abusiva nella zona di riforestazione, abbiamo sentito la necessità di ingaggiare un custode che avrà cura del sito e delle piantine, prevenendo il furto o il danneggiamento.  Questo ha comportato la costruzione di una piccola “banda” (casetta) sul luogo, per il custode.  Purtroppo, non siamo stati in grado di evitare la perdita delle piantine brucate dalle antilopi selvatiche e dai conigli, di cui la zona è ricca.  Le antilopi sembrano essere ghiotte delle piantine di Casuarina comune (Pinus equestifolia), alcune delle prime piantine messe a dimora.  Comunque, la decisione di spendere denaro per la casetta ci ha ripagato con una riduzione al minimo della perdita delle piantine.

Il programma di piantumazione

E’ importante dire che quando abbiamo cominciato a piantare gli alberelli, abbiamo dovuto decidere velocemente che cosa fare con la vegetazione autoctona, che comprende alberi maturi che hanno impiegato anni a crescere. Fra queste ci sono varie specie di Acacia, Combretum spp, Terminalia brownii, Ficus spp, Vitex Spp, tutti bellissimi alberi tradizionalmente protetti.  Ci sono anche Euclea divinorum, Croton megalocarpus, e molti altri, tutti ben cresciuti e stabiliti, ma che mostravano l’aspetto di una foresta.   Di fianco al nostro sito, su una collina a ovest, c’è la rimanenza di una foresta, che sebbene molto disturbato dai carbonai, ancora presenta un aspetto integro, e un’indicazione di come appare nello stato naturale una foresta situata a un’altitudine di 1500 metri.  La decisione è stata di mantenere questi alberi.

Reperimento delle piantine

La seconda questione era, dove fare rifornimento di piantine idonee a essere piantate vicine a una foresta pre-esistente e agli alberi autoctoni.  Purtroppo, i pochi vivai della zona avevano poche piantine utili, in particolar modo non potevano fornire piantine delle specie autoctone.  Applicando pragmatismo, abbiamo deciso di usare un mix di piantine, la maggior parte della quale autoctone, con alcune specie esotiche che nel tempo hanno preso piede in questa parte del Kenia, escludendo, però, l’Eucalipti.

Di seguito sono elencate alcune delle specie arboree che abbiamo potuto trovare nei vivai di Kisumu, e di Maseno, 70-100 km dal nostro sito.  Il problema sta nel fatto che le specie autoctone crescono lentamente, e non saranno mature prima di 15 anni.   La selezione utilizzata consta, fra altri, di:

Cordia ovalis (Oseno)

Markhemia platycalyx (Siala)

Croton spp (onera)

Ficus spp (Ng’owo)

Bischopia spp

Cliricidia spp

Trichilia spp

Terminalia brownii (Keyo)

Grevillea robusta

Pinus equestifolia

Maesopsis eminii

Delonix regia

La necessità di un vivaio per gli alberi

La recente piantumazione ha evidenziato la necessità di un vivaio nostro.  La sua realizzazione dipenderà dalla disponibilità di fondi e l’obiettivo sarebbe la prossima stagione principale per la piantumazione (cioè dopo aprile-maggio 2010).  Fino a questo momento abbiamo circa 3000 piantine nel terreno.  La nostra speranza è che circa il 60 percento sopravvivrà.

La piantumazione degli alberi in comunità

Quando siamo arrivati sul campo, abbiamo scoperto che il governo keniano ha recentemente promulgato una nuova politica per cui ogni coltivatore deve piantare alberi in un’area equivalente al 10% della loro terra.  Il programma è appena partito ed è difficile trovare piantine a buon mercato. Per assisterci abbiamo adottato un gruppo di 25 donne per piantare gli alberi e ci siamo impegnati a dare a ognuno di loro almeno 50 piantine.  In questo modo intendiamo incoraggiare la cultura della riforestazione.  Abbiamo iniziato, ma non possiamo andare molto lontano a causa del costo delle piantine acquistate a Kisumu e altrove.

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