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Le foreste artificiali per combattere l’effetto serra

Assorbono anidride carbonica, molto più di quanto faccia un albero. Sono le foreste artificiali, un’efficace risposta al problema dell’effetto serra.
La natura insegna, l’uomo imita. Sono stati ideate così le foreste artificiali, meccanismi in grado di assorbire la CO2 dall’aria come fa un albero, ma all’ennesima potenza se pensate che la quantità assorbita dalle foglie in un anno, viene risucchiata da un albero artificiale in un giorno.
Gli alberi artificiali sono studiati dalla Columbia University e prodotti a livello di prototipo dalla Global Research Technologies di Tucson in Arizona e vengono ritenuti dall’Associazione degli ingegneri britannici un’ottima via da percorrere nell’arginare il problema del clima.Ma come sono fatti e come lavorano queste foreste artificiali? Sono pannelli grandi fino a dieci metri quadri, che contengono idrossido di sodio. Quando la sostanza entra in contatto con l’anidride carbonica, scatta una reazione chimica che cancella il gas serra e produce carbonato di sodio. Resta da mettere a punto la questione smaltimento dei prodotti di reazione: l’idea di seppellirli a grandi profondità fino è in stand-by a causa di costi e difficoltà tecniche.

Riusciranno le foreste artificiali ad agire contro l’effetto serra? Voi cosa ne pensate?

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Compenso positivo – Jovanotti ed Enel in tour per l’ambiente

Una delle più grandi urgenze di questi ultimi anni è il riscaldamento globale della Terra, dovuto all’aumento dei gas serra. Tutte le attività umane – dal trasporto alla produzione di merci fino al riscaldamento domestico – sono causa di emissione di anidride carbonica ritenuta una delle principali origini dell’effetto serra in atmosfera.
Come si può intervenire al problema della CO2? Con un utilizzo accorto delle risorse energetiche e con comportamenti quotidiani virtuosi. Un modo efficace è anche quello di riforestare piantando alberi (che come noto assorbono anidride carbonica) in una quantità in grado di compensare le emissione prodotte.

Questo è esattamente ciò che hanno fatto anche Enel e Jovanotti, da sempre molto attenti ai temi ambientali, per “annullare” la CO2 prodotta dal Tour 2011. In collaborazione con Treedom, infatti, Enel pianterà 12.000 alberi, contribuendo a riforestare un’area complessiva di 20 ettari in Camerun, compensando emissioni pari a circa 6.000 tonnellate di CO2. Uno di questi alberi potrà avere il tuo nome. Non solo. Una volta che ti sarà assegnato, potrai vederlo e seguirne la crescita tutte le volte che vuoi attraverso questo sito. Il giorno del concerto compila il modulo qui sotto e scopri subito se sei tra i fortunati che hanno ricevuto l’albero.
Le quantità di emissioni sono state calcolate attraverso un’analisi dei dati relativi ai consumi energetici, alla stampa del materiale pubblicitario (biglietti, inviti, manifesti, volantini), ai rifiuti prodotti durante i concerti, agli spostamenti di staff e spettatori.
Così, per ogni data del tour verrà messa a disposizione una quantità di alberi proporzionale al numero degli spettatori. Le assegnazioni iniziano il giorno stesso del concerto e si concludono 7 giorni dopo: sono ad esaurimento, quindi sbrigati, perché solo i più veloci vedranno premiato il proprio tempismo. Possono partecipare tutti coloro che effettuano l’iscrizione qui sotto. Una volta completata l’iscrizione saprai subito se hai ricevuto l’albero o no.

Per maggiori informazioni visitate il sito di CO2 neutral e il sito del Jovanotti Tour – Compenso Positivo.

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Ancora alcune speranze per l’orso polare


Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Nature l’orso polare non sarebbe in realtà irrimediabilmente destinato all’estinzione, come si pensa, bensì ci sarebbero buoni margini di miglioramento delle probabilità di sopravvivenza se verranno ridotte le emissioni di CO2.
Insomma, per l’orso polare il tempo non è ancora scaduto. Secondo quanto affermato su Repubblica, l’animale simbolo della minaccia del riscaldamento globale sulla biodiversità non è spacciato e ci sono ancora delle possibilità di salvarlo dall’estinzione. Ad accordare il necessario “recupero” dovrà essere però l’uomo, con efficaci politiche di contrasto ai cambiamenti climatici.
A sostenerlo non è un generico appello di qualche associazione ambientalista ma una circostanziata ricerca scientifica pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature . Incrociando i dati sulle proiezioni dello scioglimento dei ghiacci dell’Artico in base all’andamento delle emissioni di gas serra con le capacità di resistenza dell’orso bianco, una equipe formata da studiosi di diversi atenei ed enti di ricerca statunitensi è giunta alla conclusione che diversamente da quanto comunemente creduto ci sono ancora concrete possibilità di scongiurarne la scomparsa.
A profetizzare l’estinzione dell’orso polare era stata in particolare una ricerca datata 2007 dell’agenzia geologica Usa, la United States Geological Survey , che prevedeva la morte di due terzi della popolazione mondiale di Ursus maritimus entro il 2050. Proiezioni, sottolinea il nuovo studio, che non tenevano però conto della possibilità di riuscire a rallentare lo scioglimento dei ghiacci grazie all’azione di mitigazione dovuta alla riduzione delle emissioni di gas serra, prima fra tutte l’anidride carbonica. L’assunto era infatti che esistesse una soglia di restrizione dei ghiacci ormai impossibile da evitare e una volta superata la quale il collasso dell’orso sarebbe stato irreversibile. In questo caso la mitigazione avrebbe potuto ben poco. La nuova ricerca, prendendo in esame parametri ritenuti più attendibili, arriva invece alla conclusione che esista un rapporto proporzionale tra la quantità di ghiaccio perso e il numero di orsi a rischio di estinzione. In questo caso ogni chilometro quadrato in più di ghiaccio sottratto allo spegnimento significa dunque mettere in sicurezza un certo numero di orsi. La ricerca pubblicata su Nature ritiene che adottando decise misure di riduzione delle emissioni di CO2, alla fine del secolo il numero di orsi sopravvissuti ai cambiamenti climatici potrebbe essere maggiore rispetto a uno scenario “business as usual” così come più vasto del previsto potrebbe essere il loro areale.
Conclusioni sostenute anche da nuove proiezioni su come la termodinamica dell’interazione tra mare e ghiaccio sarebbe in grado di sovrastare la possibile ulteriore impennata nelle temperature (effetto feedback) innescata dal venire meno del potere riflettente (albedo) della superficie ghiacciata . “Essendo gli orsi polari sentinelle dell’ecosistema marino artico – conclude lo studio – mitigare le emissioni di gas serra per migliorare il loro status porterebbe benefici conservazionisti a tutto l’Artico e anche oltre”.

Fonte: Repubblica.it

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Buone regole per una vendemmia ecosostenibile

Nel periodo della vendemmia e delle cantine aperte affrontiamo l’argomento della sostenibilità del settore vitivinicolo. Produrre un vino comporta molta produzione di CO2 per cui le cantine cominciano a sviluppare una sensibilità ambientale per deliziare i clienti con un prodotto sostenibile. E’ il caso delle cantine ” eco-friendly “, che non si basano più solo sulla vitivinicoltura biologica e biodinamica (usando sostanze che si trovano in natura o che l’uomo può ottenere con processi semplici), ma si impegnano anche per la riqualificazione del territorio in cui operano, con pratiche come l’inerbimento per salvaguardare i terreni dall’erosione e il recupero dei terrazzamenti contro le frane.
Inoltre, occorre ridurre  i consumi idrici e il fabbisogno di acqua delle viti, usare l’irrigazione dei vigneti  localizzata o sistemi di raccolta e conservazione delle acque, insieme all’utilizzo delle energie rinnovabili, grazie all’abbondante disponibilità di risorse naturali nelle campagne, quali il sole  e le biomasse. In ultima analisi, ma non meno importante, è la riduzione delle emissioni di CO2 attraverso sia interventi di efficienza energetica sulle strutture che attraverso la compensazione delle emissioni derivanti dalle attività della cantina. Sono molte, infatti, le cantine che si stanno rivolgendo ad AzzeroCO2 per ridurre e compensare le emissioni di CO2 prodotte a testimonianza del proprio impegno a favore della sostenibilità.

 

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Energia in gioco 2010

Migliorare l’efficienza energetica nei prossimi dieci anni e fino al 2020 è un obiettivo di Udine e di centinaia di altre città europee e del mondo. Sfruttando l’energia in modo più efficiente potremo fare molto di più, risparmiando denaro e creando allo stesso tempo nuove opportunità di lavoro in nuovi settori. In tutti i momenti della giornata e in tutte le situazioni che viviamo ci dobbiamo sempre porre la domanda: “Possiamo ottenere lo stesso risultato consumando meno energia?. Giochiamo ad essere energeticamente più efficienti a partire dal 23 ottobre 2010 partecipando all’evento “Energia in gioco”! Furio Honsell (Sindaco di Udine).
Il Comune di Udine si sta impegnando su più fronti per promuovere l’educazione all’energia, a partire dall’adesione al “Patto dei Sindaci“, il cosiddetto “20-20-20”, una straordinaria iniziativa sottoscritta da circa 2.000 città europee che si prefiggono così di ridurre del 20%, entro il 2020, le proprie emissioni di CO2, aumentando nel contempo del 20% il livello di efficienza energetica e del 20% la quota di utilizzo delle fonti di energia rinnovabile. Ecco perché il comunie di Udine ha voluto una giornata dedicata a tutti cittadini, grandi e piccoli, con incontri, approfondimenti, workshop, giochi e animazioni sul tema dell’energia. Un grande evento per abbinare l’aspetto ludico con la scoperta dei benefici derivanti da un uso efficiente dell’energia.

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