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Biofilia: l’arte di “giardinare” il mondo


La Biofilia (=amore per la vita) è l’innata tendenza a concentrare l’attenzione sulle forme di vita e su tutto ciò che la ricorda, e in alcuni casi ad affiliarvisi emotivamente (Wilson, 2002).  Secondo Edward O. Wilson l’attenzione, cioè la capacità di lasciarsi affascinare dagli stimoli naturali, assieme all’empatia, cioè la capacità di affiliarsi emotivamente alle diverse forme di vita, o più precisamente di partecipare in maniera differenziata alla loro condizione, sono le due principali facoltà mentali che caratterizzano l’istinto umano di amore e cura per la Natura. La nostra ricerca si è focalizzata in particolare sul fenomeno della fascinazione, della partecipazione differenziata e della consapevolezza ecologica.

 1.  La fascinazione è un tipo di attenzione che non richiede alcuno sforzo da parte nostra e che è resistente alla fatica [Kaplan, 1995]. La fascinazione può derivare dallo stare in presenza di animali o di piante. L’esposizione ad ambienti affascinanti consente all’attenzione diretta di riposare e di rigenerarsi dopo uno stato di affaticamento mentale.

 2.  La partecipazione differenziata (o empatia asimmetrica) è la particolare capacità di sentire, comprendere e condividere le “espressioni emotive” di animali, di piante e di particolari luoghi naturali.

 3.  La consapevolezza ecologica riguarda la possibilità di offrire stimoli adeguati alla fascinazione e alla partecipazione differenziata (Kaplan, 2001; Kabat Zinn, 2005) per sviluppare una solida biofilia per il mondo naturale, e che questa a sua volta rappresenti la base dove possa fiorire un’autentica intelligenza naturalistica, ovvero, secondo la Multiple Intelligences Theory, l’ottava manifestazione di intelligenza, definita come l’abilità di entrare in connessione profonda con gli esseri viventi e di apprezzare l’effetto che questa relazione ha su di noi e sull’ambiente stesso (Gardner, 1999).

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Il diesel ecologico è made in FVG


Ebbene sì, il Diesel ecologico è italo-austriaco, ed è frutto delle ricerche dell’ Università di Udine, uno dei catalizzatori per l’eliminazione di ossidi di azoto da motori diesel Euro 6, ossia compatibile con gli standard europei sulle emissioni inquinanti, che saranno applicati ai nuovi veicoli e mezzi pesanti stradali in vendita nell’Ue dal 2014.
Frutto di dieci anni di collaborazione scientifica tra il gruppo di catalisi industriale del Dipartimento di Chimica, fisica e ambiente dell’Università di Udine e la carinziana Treibacher Industrie Ag, il catalizzatore, oggi coperto da due brevetti industriali internazionali, sarà presentato in aprile a Detroit (Usa) al Congresso mondiale della Society of Automotive Engineers, dedicato alle tecnologie innovative e al progresso industriale in campo automobilistico. Alla presentazione americana del catalizzatore, coperto da due brevetti internazionali, dovrebbe intervenire, per l’ateneo friulano, Alessandro Trovarelli, coordinatore del gruppo udinese.
«Questi materiali che abbiamo sviluppato assieme alla Treibacher Industrie AG, che è la seconda azienda europea nel settore delle terre rare, potranno essere dei competitori sul mercato per l’Euro 6. Attualmente esistono dei catalizzatori Euro 6 solo su due tipi di auto», spiega Trovarelli. La “ricetta” friulana per la sostenibilità dei diesel si basa su un materiale a base di ferro e terre rare, capace di «ottenere elevata attività e stabilità termica e con costi competitivi».
«I due tipi di catalizzatori già esistenti – prosegue Trovarelli – sono a base di zeoliti, che costano parecchio, e di ossido di vanadio. Il nostro materiale potrebbe avere più chance di essere usato sui mezzi pesanti che sulle auto. Sul fronte dei camion potrebbe essere un ottimo concorrente». Il meccanismo è questo: «L’urea si decompone in ammoniaca che, reagendo con gli ossidi di azoto e l’ossigeno, dà azoto e acqua, che sono innocui. Il nostro materiale fa da catalizzatore per questa reazione».
In questi anni i ricercatori friulani hanno sviluppato il materiale e lo hanno “testato”. Ora il catalizzatore sarà affinato con un Progetto di ricerca Interreg IV del valore di 1,6 milioni di euro, in partnership fra il dipartimento dell’Università di Udine e la Treibacher Industrie.

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